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I
risultati,
recentemente pubblicati, dei programmi di screening mammografico
condotti in alcuni paesi europei (Svezia, Gran Bretagna, Olanda
e Italia) hanno dimostrato che lo screening mammografico consente
una consistente riduzione di mortalità nelle donne oltre i
50 anni.
Si
pone quindi l'esigenza di trasferire questi risultati da studi
controllati a programmi di "servizi" con finalità di
salute pubblica. Alcuni Paesi come l'Inghilterra, la Svezia
e l'Olanda, ove esistono livelli avanzati di organizzazione
del sistema sanitario, stanno completando l'attuazione di
un programma nazionale di screening mammografico.
In
altri Paesi dell'Europa centrale e meridionale sono stati
allestiti programmi pilota per verificare la fattibilità dello
screening mammografico e mettere a punto le procedure operative
ed organizzative da trasferire su più larga scala, conformemente
a quanto raccomandato dalla stessa Comunità Europea.
Oggi
quindi si sta concentrando l'interesse generale sulla costruzione
di modelli organizzativi e la realizzazione di sistemi di
controllo di qualità e di valutazione costo-benefici: è infatti
importante tener conto che i risultati possono essere diversi
a seconda della qualità dei programma (sensibilità dei test,
professionalità degli operatori) e delle diverse realtà geografiche
e socio-assistenziali (partecipazione della popolazione, livelli
assistenziali sul territorio ecc.).
Il
Progetto "Era" rappresenta quindi una iniziativa
utile e necessaria non solo per la popolazione femminile interessata,
ma per l'intera comunità sanitaria a livello regionale e nazionale
per i risultati che ci potrà fornire su questi aspetti.
Ho
apprezzato in particolare gli sforzi congiunti dei colleghi
dell'Osservatorio Epidemiologico della Regione Lazio e della
AUSL- Roma H nel dedicare particolare attenzione alla necessità
di controllare non solo le procedure di screening, ma anche
le modalità di approfondimento diagnostico e di trattamento.
Se
questo Progetto, assieme ad altri progetti di screening mammografico,
troverà il necessario supporto della Autorità Sanitarie e
della stessa popolazione femminile, saremo in grado nei prossimi
anni di costruire un programma nazionale con un obbiettivo
ambizioso ma realizzabile: circa 1.000 - 1.500 morti in meno
per carcinoma mammario ogni anno.
L'augurio
di successo ai colleghi di Albano quindi è doveroso non tanto
a riconoscenza dell'impegno personale che hanno dedicato a
questa iniziativa, ma perché è necessario dimostrare la fattibilità
di questi programmi e realizzarli in diverse regioni italiane
prima di promuovere iniziative a livello nazionale.
(*)
Prof. Marco Rosselli Del Turco - C.S.P.O. Firenze - responsabile
del progetto di screening per la regione Toscana.
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